giovedì 17 gennaio 2013

COME SI ESCE DALL'EURO? Intervista a Claudio Borghi


Avrei evitato volentieri di parlare di politica e/o manovre economiche in questo ambito, in quanto il blog è stato creato per approfondire tematiche sociologiche, ma la crescente preoccupazione per la condizione in cui versa il paese, e le scarse alternative proposte per  risollevare la situazione mi impongono di soffermarmi un attimo sul tema economia (leggi scelte politiche) anche in questa sede.
Da diverso tempo convinto sostenitore che l'attuale crisi economica del paese sia per gran parte (ma non solo) da imputare alla rinuncia dello stato alla propria sovranità monetaria, sciolgo oggi le ultime remore su quella che sempre più vedo come l'unica alternativa praticabile per risollevare le sorti dell'Italia: l'uscita dall'unione monetaria europea.

Dico oggi, in quanto fino ad ora, vuoi per l'assenza di mezzi, vuoi per la scarsa formazione a riguardo, vuoi per la mancanza di esempi vicini al nostro caso, non ero in grado di prevedere quali sarebbero potuti essere le reazioni del mercato e gli effetti nell'immediato di una manovra del genere.
Su consiglio di un amico, sono riuscito a sciogliere le ultime remore dopo aver ascoltato ed assimilato l'intervista a Claudio Borghi, docente di economia degli intermediari finanziari alla Cattolica di Milano, il quale ha saputo spiegare con parole semplicissime, il possibile scenario generato da un'uscita repentina dalla moneta europea.
Alcuni punti chiave mi sono rimasti impressi di questo discorso:

- << Se io penso che domani sarà peggio di oggi, questa cosa non la compro oggi, e probabilmente neanche domani..>>

- << Non penso che la situazione attuale sia sostenibile ancora per molto tempo.>>

- << Se non mi dai una prospettiva credibile, a quel punto io DEVO cercare un'altra strada. >> (Consiglio valido tanto in questo ambito, quanto nella vita in generale)

Detto ciò, Buona Visione!




venerdì 28 dicembre 2012

Riflessioni

Sono arrivato a conoscerle talmente bene che ho cominciato a pensare come loro. E questa cosa mi da i nervi. Detesto il loro modo di pensare. Ed ora detesto i miei pensieri. 
Bukowski una volta scrisse:
<<Ovviamente è possibile amare un essere umano, 
se non lo si conosce abbastanza bene>>
Ho sbagliato ad addentrarmi nel vostro universo. 
Dovevo fermarmi alla porta.

sabato 1 dicembre 2012

Schiavi moderni

L'altra mattina ero li, all'interno della stazione metropolitana insieme a tante altre persone, tutti impegnati a raggiungere i propri posti di lavoro. Ricordo di essere entrato in stazione e di aver notato due cose: la fila ordinata di gente ai tornelli e quella voce metallica in filodiffusione che ripeteva una nenia non ben distinguibile.
Improvvisamente mi sono ritrovato catapultato in una scena di qualche film che non sono più riuscito a ricollegare, in cui c'erano centinaia di uomini ordinatamente disposti in fila l'uno dietro l'altro che avanzavano, nella stessa direzione, col medesimo passo, con gli stessi abiti, tutti con lo sguardo verso il basso e quella voce stridula all'altoparlante che ripeteva la solita filastrocca, quasi a voler scandire i loro passi o sedare le loro menti. Non so se fosse un'immagine da Umbrella Corporation in Resident Evil, un film sull' Olocausto, una scena sulla tratta di schiavi africani che avanzano a ritmo di blues, o lo sketch di Homer che entra nella centrale in imbarazzo per la sua camicia rosa ritrovandosi in mezzo a centinaia di altri dipendenti tutti rigorosamente in camicia bianca. Non so quale di questa fosse, eppure era così simile a quell'immagine che avevo davanti agli occhi.
Possibile che nessuno se ne rendesse conto in quel momento?
Possibile che li in mezzo ero l'unico ad essermi accorto di quella cosa?
Ho avuto i brividi per un attimo. Ho timbrato il biglietto e sono andato a lavoro.
Quelle domande però mi hanno seguito fino a sera.
Sei tu che sei esagerato- ho pensato. Sono stati quei libri a deviarti- mi sono detto.
Ma se per assurdo fosse vero?- ho pensato. In fondo nessuno mi ha mai interpellato quando è stato deciso che dovessimo andare a lavorare tutti al medesimo orario, costringendoci così ad accalcarci dentro un treno merci nella speranza di riuscire ad arrivare in orario al posto di lavoro.
Nessuno mi ha mai chiesto se fosse una scelta intelligente quella di centralizzare uffici e aree industriali in determinate zone, non pensando all'elevato afflusso di persone che le avrebbero accalcate. Delocalizzare le aree di lavoro per evitare un eccessivo congestionamento delle aree metropolitane non sarebbe stata una scelta più intelligente? E poi chi ha deciso che la giornata di lavoro debba essere di otto ore lavorative? Chi ha deciso che si debba lavorare dal lunedì al sabato? Dio si è riposato di domenica, ok. Ma non è che avesse passato una vita a costruire il mondo. Da quello che si dice ha fatto tutto in sei giorni. Sei giorni di lavoro in una vita intera non mi sembra una grande ammazzata. Visto che mi fate riposare di domenica, voglio anch'io lavorare solo 6 giorni in un'intera vita.
E chi ha deciso che ad una certa età si debba andare in pensione?
Risponderete: "Bhè, perchè non ce la fai più a tenere i ritmi del lavoro."
Verissimo, ma questo perchè passiamo 8 ore al giorno per almeno 5 giorni della settimana a lavorare. Se lavorassimo due giorni a settimana non ci sarebbe neanche bisogno di andare in pensione. E non ci sarebbe disoccupazione. Il lavoro che fa una persona in una settimana lo potrebbero fare in tre lavorando due giorni a testa. Ripeto, non ci sarebbe disoccupazione!
A questo punto già sento l'obiezione: "Belle parole, ma già ora lavorando 40 ore a settimana riesco a stento ad arrivare alla fine del mese."
Lo so, ma questo perchè? Perchè per le tue 40 ore settimanale, tu si prenderai mille euro al mese con cui a stento coprirai le spese di affitto, cibo e servizi, ma c'è qualcuno che guadagnerà molto di più dal tuo lavoro settimanale. Enormemente di più rispetto a quanto gli sia necessario per vivere. Chi? Il tuo datore di lavoro. E se non lui direttamente, chi per lui; possono essere i suoi fornitori, e a loro volta i loro distributori fino ad arrivare ai produttori iniziali. Tu stai lavorando 40 settimanali a 1000 euro al mese affinchè qualcun altro possa condurre una vita fatta di sprechi ed avanzi.
La ricchezza di altri è la nostra condanna. Smettete di guardare ai soldi con bramosia. Sono la causa dei problemi in questo mondo. Sono il ricatto al quale abbiamo ceduto. Pochi soldi, in cambio di tanto tempo. Il nostro tempo. Bisognerebbe smettere di guardare con ammirazione le persone che "ce l'hanno fatta". Bisognerebbe svegliarsi e capire che sono i veri carnefici di questo sistema. Sono il diavolo a cui abbiamo venduto l'anima. La gente da ammirare, è altra.

Nella ricerca di un video da associare a quell'immagine iniziale che avevo avuto, mi sono imbattuto per caso nel "Discorso tipico degli schiavi" dello scrittore Silvano Agostini. Non ne avevo mai sentito parlare, fino a questo momento. E' stata una scoperta fantastica. Sentire il tuo pensiero spiegato da un'altra persona, probabilmente con parole migliori, forse più incisive, non so, è stato come scrollarsi di dosso in un solo colpo l'ipotesi di essere un folle sognatore. Se anche altre persone si sono accorti che questo sistema non può più funzionare, forse l'idea di abbandonarlo non è così folle...


domenica 11 novembre 2012

Libretto d'istruzioni


Dal momento che nessuno mi ha mai dato alcun libretto di istruzioni su come costruirmi una vita, perdonatemi se procedo per tentativi.
Soprattutto ora che ho come la vaga impressione di essere stato preso per i fondelli avendo acquistato un mobile su misura ignorando che la stanza continuasse a cambiare di dimensioni. Invidio chi sa sempre dove andare a parare, chi ha le idee chiare, o chi non ha mai avuto bisogno di idee, perchè c'era qualcuno pronto ad averle per lui.
Vi stimo, vi ammiro e vi invidio.
Tra poche ore ci reinventeremo per la quarta o quinta volta.
Di nuovo li, a fare l'ennesimo tentativo.
Smettendo stavolta di prendere le misure alla stanza e pensando solo a cosa volerci mettere dentro.
In fondo devo viverci io, giusto?





sabato 3 novembre 2012

Riflessioni


Sembra che le delusioni siano le sole emozioni sincere che sappiate regalare.

domenica 28 ottobre 2012

La spalla



È dal film tratto dal romanzo di Keruac, On the Road, che è nata quella domanda che da qualche giorno rimbomba nella mia testa.  Cos’è l’amicizia?
Fino a ieri ero portato a credere che col termine amici potessi racchiudere tutte quelle persone con cui condividi esperienze, passioni, stati d’animo, occasioni importanti…
Ero convinto di questo ma sentivo la mancanza di qualcosa. Come se tale definizione fosse incompleta, superficiale, di certo non esaustiva. Sapevo che andava completata la definizione in qualche modo, eppure non me ne preoccupavo troppo.
Quel film è stata un po’ la scintilla che ha fatto scattare l’esigenza di tornare a quel pensiero, su quelle parole…
Perché? Perché vedevi i due protagonisti principali, Sal e Dean, e non potevi fare a meno di notare la complicità tra i due. Una complicità che andava oltre la classica idea che avevo io di amicizia. Assomigliava molto più alla complicità che si instaura tra due amanti, senza però sfociare nell’intimità che un rapporto di coppia prevede. 
Era qualcosa di sfacciatamente sincero e reale.

Lo so, era un film e quelli erano attori che svolgevano egregiamente il loro lavoro. Eppure sono convinto che non si può essere attori di sentimenti non esistenti nella realtà. Si portano dietro la macchina da presa emozioni esistenti, provate, magari non dai protagonisti, ma da qualcuno li fuori. Si imita la realtà che conosciamo o che semplicemente vediamo. È questo il ruolo degli attori. In quel momento capisci che tali sentimenti esistono. Probabilmente non fanno parte della tua esperienza personale, ma la fuori, per qualcuno, fanno parte della loro quotidianità.  

Capito questo, non puoi far altro che rimettere in discussione la tua vecchia definizione di amicizia.

Teniamo la condivisione di esperienze e passioni come fondamento di un’amicizia?
Ok, eppure anche i compagni di avventura, i colleghi di lavoro, i gruppi di studio, i compagni di squadra, i soci di un club, i componenti di una band, i membri di un forum,  condividono tutti esperienze e passioni medesime. Possono considerarsi amici per questo?
Non basta, evidentemente.

Teniamo la condivisione di stati d’animo simili come base per un’amicizia?
Ok, eppure anche i gruppi di solidarietà, le comunità religiose, i seguaci di mode basate sull’emotività (vedi emo, dark,  hippie, etc..) condividono stati d’animo medesimi.
Rido, ricordando uno dei personaggi di Palahniuk, Marla Singer, che nel capolavoro “Fight Club” frequentava gruppi di ascolto per malati terminali, pur essendo fisicamente sana, solo per sentirsi parte di un gruppo, per incontrare persone che riuscissero ad avere emozioni sincere verso di lei.
Può allora l’empatia essere la base di un’amicizia?
Non credo. Di nuovo, non basta.

Teniamo la condivisione di occasioni speciali come elemento fondante di un’amicizia?
Ok, ma anche un gruppo di persone che si ritrovano nel medesimo ristorante per il veglione di capodanno stanno condividendo un occasione speciale insieme. Eppure non è neanche detto che si conoscano! Così come un gruppo vacanza organizzato, una sessione di laurea, i battesimi e le comunioni in chiesa, le feste nazionali in piazza; sono eventi importanti, che spesso condividiamo con altre persone, che però non possono essere considerati automaticamente amici. Stavolta mi viene da ridere pensando alle cene tra parenti, Natali, compleanni e festività varie, dove sono ben poche le persone che considereresti “amiche” se non fossero già etichettate sotto la categoria “parenti”!
La condivisione di eventi speciali, dunque, non può essere il fondamento di un’amicizia.

Cosa rimane allora?

Probabilmente nessuna delle tre categorie è totalmente da escludere. O meglio, l’unione delle tre cose può essere la base per future amicizie.
Appare ovvio che manchi qualcosa però. 
Cosa? La complicità di cui parlavo prima nell’analisi dei due protagonisti del film. Quella complicità che porta due persone a frequentarsi al di la del tempo che possono essere stati lontanti, al di la degli orari, dell’ambiente o delle persone che li circondano. La voglia di condividere esperienze, senza dover aspettare per forza l’occasione speciale o la festività di turno. La voglia di rendere partecipe l'altro di quella che è la tua vita. Mi viene da pensare alla sincerità che si instaura tra due persone che hanno scelto la complicità come collante per il loro legame. Queste a mio avviso, per ora sembrano essere basi mature per definire un’amicizia. Se dovessi trovare un sinonimo alla parola “amico” l’unica che mi verrebbe voglia di usare è “spalla”. Non quella su cui piangere, ma la spalla ereditata dal mondo dello spettacolo.



Tra le tante definizioni date all’amicizia invece, solo una mi sento di citare, in quanto, secondo me, è l’unica degna di tale valore:

<<Quante persone vi vengono a trovare senza annunciarsi? Questo è un buon criterio per giudicare l’amicizia. E quante ci direbbero quali sono i nostri difetti? A quante facciamo regali inaspettati? Con chi possiamo rimanere in silenzio?>> (Cyrill Connolly, La tomba inquieta)

Arrivati a questo punto, quanti amici veramente vi restano?















sabato 27 ottobre 2012

Viva la Gloria!














Lo so che è dedicata ad una ragazza, ma...a me piace vederla così, 
dedicata al vero significato di Gloria! 
Un manifesto di protesta.  Una rivolta che tarda ad arrivare. 
Facendo il verso a "Viva la Revolucion", 
ora sono i Greenday a dare voce a questo appello.


"Hey Gloria,
Sei in piedi accanto al baratro?
Fa attenzione al tramonto del sole, il confine delle tue fantasie.
L'eterna giovinezza è il sottofondo della bugia

Le ferite sulla mia pelle possono dimostrare
Ciò che gli anni testimonieranno
Di le tue preghiere e accendi un fuoco
Stiamo per iniziare una guerra
Il tuo grido di battaglia è un mercenario
Era quello che stavamo aspettando

Hey Gloria,
E' per questo che siamo sul baratro
La lotta delle nostre vite è stata attirata 
In questo amore immortale

Gloria, viva la Gloria
Spari il tuo nome in graffiti sui muri
Cadi tra i vetri rotti che stanno squarciando il tuo spirito
Posso sentirlo come un esercito abbandonato

Gloria, dove sei Gloria?
Hai trovato la tua casa in tutte le tue cicatrici e munizioni
Ti sei rifatta il letto nei giorni tra le rovine
Cenere alla cenere della nostra giovinezza

Lei sferra pugni con le nocche nei momenti tristi
Come la morsa dell'autunno che dissolve nel nero
Lei è una santa tra tutti i peccatori
L'unica che è caduta nelle spaccature
Quindi non gettare via la tua luce ardente

Gloria, dove sei Gloria?
Non perdere la tua fede per la tua ingenuità che se n'è andata
Prendi il sopravvento sulla tempesta
e non guardare indietro allo scorso Novembre
Quando i tuoi stendardi sono stati bruciati

Gloria, viva la Gloria
Inviami la tua amnistia per il cuore spezzato
Portaci quel tempo che ricorderemo per sempre
Non lasciar scappare la tua fiamma

Così Gloria,
Manda il tuo messaggio di luce
Questo fantasma nella notte
Gloria, dov'è il tuo amore immortale?
Raccontami la storia della tua vita...
Viva la Gloria!