Sembra che le delusioni siano le sole emozioni sincere che sappiate regalare.
sabato 3 novembre 2012
domenica 28 ottobre 2012
La spalla
È dal film tratto dal romanzo di Keruac, On the Road, che è
nata quella domanda che da qualche giorno rimbomba nella mia testa. Cos’è l’amicizia?
Fino a ieri ero portato a credere che col termine amici
potessi racchiudere tutte quelle persone con cui condividi esperienze, passioni, stati
d’animo, occasioni importanti…
Ero convinto di questo ma sentivo la mancanza di
qualcosa. Come se tale definizione fosse incompleta, superficiale, di certo non
esaustiva. Sapevo che andava completata la definizione in qualche modo, eppure
non me ne preoccupavo troppo.
Quel film è stata un po’ la scintilla che ha fatto scattare
l’esigenza di tornare a quel pensiero, su quelle parole…
Perché? Perché vedevi i due protagonisti principali, Sal e
Dean, e non potevi fare a meno di notare la complicità tra i due.
Una complicità che andava oltre la classica idea che avevo io di amicizia.
Assomigliava molto più alla complicità che si instaura tra due amanti, senza
però sfociare nell’intimità che un rapporto di coppia prevede.
Lo so, era un film e quelli erano attori che
svolgevano egregiamente il loro lavoro. Eppure sono convinto che non si può
essere attori di sentimenti non esistenti nella realtà. Si portano dietro la
macchina da presa emozioni esistenti, provate, magari non dai protagonisti, ma
da qualcuno li fuori. Si imita la realtà che conosciamo o che semplicemente
vediamo. È questo il ruolo degli attori. In quel momento capisci che tali
sentimenti esistono. Probabilmente non fanno parte della tua esperienza
personale, ma la fuori, per qualcuno, fanno parte della loro quotidianità. Capito questo, non puoi far altro che rimettere in discussione la tua vecchia definizione di amicizia.
Teniamo la condivisione di esperienze e passioni come fondamento di un’amicizia?
Ok, eppure anche i compagni di avventura, i colleghi di
lavoro, i gruppi di studio, i compagni di squadra, i soci di un club,
i componenti di una band, i membri di un forum, condividono tutti esperienze e passioni medesime. Possono
considerarsi amici per questo?
Non basta, evidentemente.
Teniamo la condivisione di stati d’animo simili come base per un’amicizia?
Ok, eppure anche i gruppi di solidarietà, le comunità
religiose, i seguaci di mode basate sull’emotività (vedi emo, dark, hippie, etc..) condividono stati d’animo
medesimi.
Rido, ricordando uno dei personaggi di Palahniuk, Marla
Singer, che nel capolavoro “Fight Club” frequentava gruppi di ascolto per
malati terminali, pur essendo fisicamente sana, solo per sentirsi parte di un
gruppo, per incontrare persone che riuscissero ad avere emozioni sincere verso
di lei.
Può allora l’empatia essere la base di un’amicizia?
Non credo. Di nuovo, non basta.
Ok, ma anche un gruppo di persone che si ritrovano nel
medesimo ristorante per il veglione di capodanno stanno condividendo un
occasione speciale insieme. Eppure non è neanche detto che si conoscano! Così
come un gruppo vacanza organizzato, una sessione di laurea, i battesimi e le
comunioni in chiesa, le feste nazionali in piazza; sono eventi importanti, che
spesso condividiamo con altre persone, che però non possono essere considerati
automaticamente amici. Stavolta mi viene da ridere pensando alle cene tra
parenti, Natali, compleanni e festività varie, dove sono ben poche le persone
che considereresti “amiche” se non fossero già etichettate sotto la categoria
“parenti”!
La condivisione di eventi speciali, dunque, non può essere
il fondamento di un’amicizia.
Cosa rimane allora?
Probabilmente nessuna delle tre categorie è totalmente da
escludere. O meglio, l’unione delle tre cose può essere la base per future
amicizie.
Appare ovvio che manchi qualcosa però.
Appare ovvio che manchi qualcosa però.
Cosa? La complicità di cui parlavo prima nell’analisi dei
due protagonisti del film. Quella complicità che porta due persone a
frequentarsi al di la del tempo che possono essere stati lontanti, al di la
degli orari, dell’ambiente o delle persone che li circondano. La voglia di
condividere esperienze, senza dover aspettare per forza l’occasione speciale o
la festività di turno. La voglia di rendere partecipe l'altro di quella che è la tua vita. Mi viene da pensare alla
sincerità che si instaura tra due persone che hanno scelto la complicità come
collante per il loro legame. Queste a mio avviso, per ora sembrano essere basi
mature per definire un’amicizia. Se dovessi trovare un sinonimo alla parola “amico”
l’unica che mi verrebbe voglia di usare è “spalla”. Non quella su cui piangere,
ma la spalla ereditata dal mondo dello spettacolo.
Tra le tante definizioni date all’amicizia invece, solo una mi sento di citare, in quanto, secondo me, è l’unica degna di tale valore:
<<Quante persone vi vengono a trovare senza
annunciarsi? Questo è un buon criterio per giudicare l’amicizia. E quante ci
direbbero quali sono i nostri difetti? A quante facciamo regali inaspettati?
Con chi possiamo rimanere in silenzio?>> (Cyrill Connolly, La
tomba inquieta)
Arrivati a questo punto, quanti amici veramente vi restano?
Arrivati a questo punto, quanti amici veramente vi restano?
sabato 27 ottobre 2012
Viva la Gloria!
Lo so che è dedicata ad una ragazza, ma...a me piace vederla così,
dedicata al vero significato di Gloria!
Un manifesto di protesta. Una rivolta che tarda ad arrivare.
Facendo il verso a "Viva la Revolucion",
ora sono i Greenday a dare voce a questo appello.
Sei in piedi accanto al baratro?
Fa attenzione al tramonto del sole, il confine delle tue fantasie.
L'eterna giovinezza è il sottofondo della bugia
Le ferite sulla mia pelle possono dimostrare
Ciò che gli anni testimonieranno
Di le tue preghiere e accendi un fuoco
Stiamo per iniziare una guerra
Il tuo grido di battaglia è un mercenario
Era quello che stavamo aspettando
Hey Gloria,
E' per questo che siamo sul baratro
La lotta delle nostre vite è stata attirata
In questo amore immortale
Gloria, viva la Gloria
Spari il tuo nome in
graffiti sui muri
Cadi tra i vetri rotti che stanno squarciando il tuo spirito
Posso sentirlo come un esercito abbandonato
Gloria, dove sei Gloria?
Hai trovato la tua casa in tutte le tue cicatrici e munizioni
Ti sei rifatta il letto nei giorni tra le rovine
Cenere alla cenere della nostra giovinezza
Lei sferra pugni con le nocche nei momenti tristi
Come la morsa dell'autunno che dissolve nel nero
Lei è una santa tra tutti i peccatori
L'unica che è caduta nelle spaccature
Quindi non gettare via la tua luce ardente
Gloria, dove sei Gloria?
Non perdere la tua fede per la tua ingenuità che se n'è andata
Prendi il sopravvento sulla tempesta
e non guardare indietro
allo scorso Novembre
Quando i tuoi stendardi sono stati bruciati
Gloria, viva la Gloria
Inviami la tua amnistia per il cuore spezzato
Portaci quel tempo che
ricorderemo per sempre
Non lasciar scappare la tua fiamma
Così Gloria,
Manda il tuo messaggio di luce
Questo fantasma nella notte
Gloria, dov'è il tuo amore immortale?
Raccontami la storia della tua vita...
Viva la Gloria!
Viva la Gloria!
lunedì 15 ottobre 2012
Tenuti a galla per non affondare
In seguito alla lettura di quest’inchiesta di Repubblica,
(vedi link Condannati a consumare senza diritto di produrre) la prima reazione avuta è stata:
“Allora non è una mia sensazione! Non sono il solo in questa situazione!”
E invece no: “Non sono il solo!”
Sembra banale come commento, come dettato da una scarsa
conoscenza della situazione attuale. Mi aspetterei a questo punto una replica
del tipo: “Coglione apri un qualunque giornale e ti accorgerai che la
situazione è ben più diffusa della tua singola esperienza!”
Eppure c’è un motivo se reagisco così.
Sinceramente parlando io non vedo, almeno tra le persone con cui vengo giornalmente in contatto una preoccupazione sincera per la condizione in cui versiamo.
Praticamente tutti hanno davanti agli occhi gli effetti di questa crisi globale, e in particolar modo le inefficienze del sistema produttivo italiano che rendono questo paese attualmente fermo dal punto di vista lavorativo. Eppure tra gli under 30, nessuno mi sembra sinceramente preoccupato! Perché? Per le famiglie!
Mi spiego meglio; siamo arrivati ad un punto in cui il vero
welfare del paese sono le famiglie. Sono queste infatti a fare da
ammortizzatori sociali per i propri figli disoccupati.
Hanno sostituito lo stato in questa funzione, non per
propria volontà ma per necessità.
Il sempre crescente numero di persone che non studiano e non
lavorano riesce a tirarsi fuori dalla classificazione di “poveri” grazie
all’intervento delle famiglie di cui fanno parte.
Vuoi per compassione, vuoi per
senso di colpa rispetto al mercato di lavoro lasciato, sono loro a tenere a galla questa nuova generazione apparentemente incapace di autofinanziarsi. E se da un lato i genitori aiutano, concedendo vitto,
alloggio e denaro ben oltre l’età della “maturità” ai propri figli, questi
vengono incontro alle mutate esigenze della famiglia, conducendo una vita ben
più modesta di quanto avessero preventivato.
Il problema vero è l’assuefazione a questo stato di cose!
Modificando i nostri atteggiamenti verso una politica di
risparmio che ci permetta da un lato di mantenere i nostri figli, dall’altro di
essere mantenuti dentro casa senza gravare eccessivamente sui bilanci
famigliari, si è però creata una sorta di tiro a ribasso rispetto alle
aspettative di vita.
Avviene allora che da un lato troviamo pensionati che
preferiscono non sperperare i propri risparmi e le proprie pensioni (faticosamente
ottenute) in viaggi organizzati, weekend all’aperto, nuovi arredamenti, cambi
di casa e tutte quegli sfizi che per troppo tempo hanno rimandato, perché
l’incertezza lavorativa dei propri figli suggerisce loro di mantenere un profilo più
basso e preventivo. E dall’altro troviamo un esercito di giovani che,
abbandonate le proprie aspirazioni, messe da parte le proprie ambizioni
lavorative, ridimensionate le occasioni di vita sociale, sono costretti a
condurre un tipo di vita che non sentono loro, in cui non si immedesimano, che
punta continuamente al ribasso. Ed è così che senza accorgersene si è passati
dalla frustrazione alla rassegnazione, dalla quale difficilmente si riuscirà ad
uscire!
L’altro problema è che molti di loro sembrano non essersi
ancora accorti del mutamento avvenuto. Da qui nasce la scarsa sensibilità a
questo tema da parte dei diretti interessati, noi giovani appunto.
Parte della colpa in questo frangente va data alle famiglie
a mio avviso. Si alle famiglie, le stesse che per spirito di compassione si
stanno dando da fare per sostenerci. Sicuramente già qualcuno starà
rinfacciandomi di essere un semplice ingrato, ne sono consapevole. Il fatto è
che tale aiuto, costante, presente e quasi sempre sicuro (almeno per famiglie
che non hanno particolari problemi economici) ha fatto si che ci adagiassimo
alla mutata situazione, senza avere la forza di ribellarci a tale sistema.
L’apatia totale che condividono molte delle persone con cui mi capita di
scambiare pareri a riguardo, è per me la conferma che si, qualcosa non ha
funzionato, ma che la sicurezza di un tetto sopra la testa e di un pasto sulla
tavola ha indotto noi giovani a non cercare di reagire per cambiare le carte in
tavola.
(Ammesso che non ci siano volontà specifiche a non cambiare le cose in queste aree, ma non è questo il tema che voglio affrontare ora..)
Così sta succedendo a noi: l’incapacità di auto-finanziarsi
e la necessità di dipendere dalla famiglia, sta lentamente soffocando ogni
impulso al cambiamento. L’istinto di sopravvivenza sembra essere in questa fase
predominante rispetto all’istinto di emancipazione.
E’ questo a mio avviso il pericolo più urgente da
affrontare.
Ben venga l’aiuto delle famiglie se finalizzato ad una
crescita professionale dei propri figli (vedi corsi di formazione, stage,
etc..) e non limitato ad una semplice stagnazione sotto il tetto famigliare in
attesa di “tempi migliori per cercare lavoro”.
Per quanto ci riguarda, e parlo in quanto facente parte
della nuova categoria dei “Neet”, l’unico slogan che continuo a ripetermi è: “Fai che il tuo desiderio di cambiamento sia
più forte del tuo desiderio di rimanere uguale”.
Fatelo vostro, se volete. E che ognuno ritrovi i propri stimoli al cambiamento!
L’importante è averne, altrimenti sarete già morti dentro..
Fatelo vostro, se volete. E che ognuno ritrovi i propri stimoli al cambiamento!
L’importante è averne, altrimenti sarete già morti dentro..
lunedì 24 settembre 2012
La macchina strizzafegato
Tratto da un racconto di C.Bukowski
[...] << "va beh, proviamo con lui. Herman, ehi, ragazzo!"
[...] << "va beh, proviamo con lui. Herman, ehi, ragazzo!"
"che volete, paparini?"
"ti andrebbe di fare un lavoretto?"
"ah, maledizione, no!"
"cosa? ti rifiuti di fare un lavoretto?"
"che cazzo mi frega? mio padre, era del New Jersey, non ha fatto che sgobbare per tutta la vita e dopo il funerale che abbiamo pagato coi suoi soldi, lo sapete quanto ci aveva lasciato?"
"quanto?"
"15 centesimi e la fine di una vita che più noiosa non si può."
"ma allora tu non le vuoi una moglie, una famiglia, una casa, la rispettabilità? una macchina nuova ogni tre anni? "
"non ho mica voglia di farmi spolpare, simpaticoni, non vorrete mica farmi finire in una gabbia di matti? chiedo solo di fare il lavativo, io. che cazzo credete? "
"Danforth, dai una ripassatina a questo bastardo nella macchina strizzafegato e assicurati che i morsetti siano ben stretti!"
Danforth afferrò il signorino ma prima Telleman riuscì a gridare "vaffanculo te e tua mamma..."
"e strizzagli il fegato più che puoi, non trascure NEMMENO UN ANGOLINO! mi senti?"
[...]
Danforth riportò Herman Telleman nella stanza, era leggermente cambiato, i suoi occhi non avevano più colore e sulla faccia si era stampato un sorriso totalmente falso, una meraviglia.
"Herman?" chiese Bagley.
"sì, signore?"
"cosa senti? o cosa ti senti?"
"non sento niente, signore."
[...]
"scusami, ascolta, adesso, pensi che sia giusto fare gli straordinari ?"
"oh, certo, signore! se fosse possibile lavorerei sette giorni la settimana e se potessi farei il doppio lavoro."
"perché?"
"per via dei soldi, signore, soldi per il televisore a colori, automobili nuove, mutuo della casa, pigiama di seta, 2 cani, rasoio elettrico, assicurazione contro le malattie, per tutti i tipi di assicurazione e di istruzione universitaria per i miei figli, se ne avrò, e porte automatiche nel garage e bei vestiti e scarpe da 45 dollari, e macchine fotografiche, orologi da polso, anelli, lavatrici, frigoriferi, poltrone nuove, letti nuovi, moquette, elemosine per la chiesa, riscaldamento automatico e..."
"d'accordo, fai punto qui. ma quand'è che userai tutte queste cose?"
"non comprendo, signore."
"cioè, visto che lavoreresti giorno e notte, straordinari inclusi, quand'è che potrai goderti tutti questi lussi?"
"arriverà il giorno, arriverà il giorno, signore!"
"e non pensi che un giorno i tuoi figli cresceranno e penseranno che sei stato uno stronzo?"
"dopo che mi sarò consumato fino a ridurmi a pelle e ossa per loro, signore? certo che no!"
"eccellente, adesso qualche altra domanda."
"sì, signore."
"non credi che quelle tue gran sgobbate siano dannose alla salute e allo spirito, all'anima, se preferisci...?"
"maledizione, se non lavorassi dalla mattina alla sera, passerei il tempo a bere o a dipingere o a scopare o andrei al circo o me ne starei al parco a guardar le anatre, cose così."
"non credi che sia bello stare al parco a guardar le anatre?"
"ma se facessi così non potrei guadagnarmi da vivere, signore."
"o.k., vaffanculo."
"prego?"
"cioè, non ho più niente da chiederti."
"o.k., questo è bell'e pronto, Dan. ottimo lavoro, dagli il contratto, faglielo firmare, non credo proprio che starà lì a leggere la parte stampata in piccolo, ormai è convinto che noi siamo delle brave persone, fallo trottare fino all'indirizzo, lo assumeranno. sono mesi che non mando in giro un analista dei costi di produzione."
Danforth fece firmare il contratto a Herman, gli diede un'altra controllata agli occhi per essere sicuro che fossero spenti, gli mise in mano il contratto e l'indirizzo, lo accompagnò alla porta e gli diede una spintarella per fargli scendere le scale.
Bagley si mise a sedere comodamente con un sorriso di trionfo stampato in faccia e guardò con interesse Danforth che faceva passare gli altri 18 per la strizzafegato.>> [...]
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